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Gen 07

Gastronomia: il Tonno alla base dell’alimentazione palermitana “A tunnina”

Nel gergo palermitano la “tunnina” si riferisce alla femmina del tonno, con carni di maggior pregio rispetto al maschio, Il tonno che arriva nel Mediterraneo è considerato il migliore in senso assoluto.

Il suo nome deriva dal latino “thunnus thynnus” (tonno rosso).

Nel momento in cui sentono arrivare la primavera, i tonni abbandonano il loro habitat, (generalmente vivono nell’oceano Atlantico, intorno alla Scandinavia e all’Islanda) discendendo verso le Canarie e le Azzorre e arrivano nel Mediterraneo dirigendosi verso la Sardegna e la Sicilia per deporre le uova.

Da millenni si ripete questo ciclo, a partire dai primordiali insediamenti umani (ne sono testimonianza le pitture rupestri dell’isola di Levanzo). Lo capirono i greci che ne organizzarono la pesca con metodo particolare, messo a punto dagli arabi qualche secolo dopo.

Con un ingegnoso labirinto di reti inventarono la “mattanza”, paragonata da qualcuno alla corrida. Un momento di grande emozione per il “rais”, il capo, in arabo e, per i tonnaroti che aspettano tutto l’anno, quando i tonni ormai intrappolati nella “camera della morte” si dibattono nell’inutile e disperato affanno alla vita. L’acqua ribolle impetuosamente di spuma e sangue, mentre gli uomini con fredda determinazione arpionano la preda con grossi uncini.

Non si è perso con il passare del tempo quel rituale caratteristico che si è tramandato fino a oggi.

I canti e le preghiere, la “cialoma”, un misto di arabo e dialetto siciliano, che i pescatori eseguono durante la pesca, non solo infondono coraggio e forza, ma sollecitano l’aiuto di Dio per una pesca copiosa.
Collocate lungo i percorsi d’andata, le tonnare della costa del palermitano, in cui la pesca si concentrava nei mesi di maggio e giugno, venivano calate nel giorno di San Filippo Neri (26 maggio), e nei marfaraggi di Mondello, Vergine Maria, Arenella, Solunto e Sferracavallo vi era un gran da fare.

Oggi la corsa dei tonni si è modificata poiché il loro avvicinamento alla costa per la riproduzione non avviene più per via dell’inquinamento e degli scarichi urbani.

L’abbondante pesca dei grossi tonni, neri e lucenti, si riversava nei banconi di marmo bianco dei nostri mercati e facevano bella mostra di sé con uno splendido garofano rosso in bocca. E, nel periodo di maggiore abbondanza, la tonante la voce del pescivendolo richiamava gli acquirenti con la tipica “abbanniata”: scalò a tunnina, riferita appunto al suo prezzo ridotto.

Il tonno resta comunque uno dei pesci di maggior consumo dell’isola, il piatto più sostanzioso delle popolazioni costiere, tanto che viene definito “la carne dei poveri”.

Il sapore forte e la consistenza dei tessuti, compatta e piena di sangue, giustifica appieno questa definizione.

I grossi bestioni marini, definiti anche “maiali del mare”, vengono addirittura appesi per la coda agli uncini che i macellai usano per la carne, tagliati verticalmente lungo la lisca e sfruttati razionalmente in ogni loro parte.

Difatti si utilizzano perfino le spine e le parti ossee per ricavarne la colla di pesce, con le sue interiora, si riempie un budello per preparare una specie di salame secco, molto pepato, chiamato “ficazza cu i’ spezie”.
Si salano le sue uova per ricavarne la “bottarga” , una sorta di “caviale mediterraneo”, che grattugiata su un piatto di spaghetti gli darà un sapore unico. Il cuore, la ventresca e la surra diverranno degli ottimi antipasti.

Nelle cucine del palermitano, i tocchi di pesce vengono cucinati allo stesso modo della carne in genere: i tocchi rosolati sono immersi nell’estratto per fare un buon ragù con cui condire la pasta; si tagliano a fette da arrostire sulla brace o da friggere in padella con la cipollata; si avvolgono a rollò (tonno bianco), imbottiti d’aromi e pangrattato; si dispongono in teglia conditi a sfincione con pomodoro, cipolla e origano.

Il lattume (latte di pesce che si trova nei maschi nel periodo della frégola e con la quale si fecondano le uova), si taglia a fettine e si frigge impanato, o si mette sotto sale, o se n’acquista un tocco intero per bollirlo condito con olio, limone e prezzemolo.

Per la conservazione a breve, i greci e i romani, che n’erano gli specialisti, inventarono la “vugghiuta” (bollita).
Quell’antica vugghiuta, chiusa in scatolette con l’aggiunta d’olio d’oliva, fu la scoperta per eccellenza, che la famiglia Florio all’inizio del XX secolo diffuse in tutto il mondo: il tonno sott’olio !
I buongustai sostengono che a differenza d’ogni altro pesce con il tonno non va bevuto un vino bianco, poco adatto al gusto robusto, ma un pastoso vino rosso o un vino rosé.

LA RICETTA:TONNO AL RAGU’

Ingredienti:
Un tocco di circa 1 kg di tonno, due o tre spicchi di aglio, un mazzetto di menta, sugo di pomodoro fresco (preparato in precedenza con 2 Kg di pomodoro), una cipolla, olio, pepe, due foglie di alloro.

Preparazione:
Praticate nel tonno, con un coltello appuntito, dei piccoli fori e introducetevi pezzetti d’aglio e di menta, rosolatelo in tegame con l’olio. Nell’olio rimasto fate soffriggere la cipolla e aggiungetelo alla salsa di pomodoro, preparata a parte, assieme alle foglie d’alloro. Condite con pepe, aggiungete il sale q.b. e lasciate insaporire a fuoco moderato per circa un’ora.
Se lo si desidera, si possono aggiungere dei piselli, lessati a parte, per poi condire la pasta o preparare, con dei piccoli pezzetti di tonno, una salsa in cui inzuppare il pane.

Gen 07

Le castagne a Palermo: pro…fumi d’autunno !

Ai primi freddi, a Palermo (se di freddo a Palermo si può parlare… intorno ai 15/16 gradi in autunno) ad ogni angolo di strada, avvolta da una grande nuvola di fumo bianco che si alza verso il cielo, si vede confusamente una fornacella cilindrica alla cui base è accesso un fuoco vivo, alla sua estremità uno strano coperchio che funge da pentola la chiude e fa elevare un intensa foschia dovuta alla presenza del sale.
L’Apa con il deschetto delle castagneGli staziona davanti un deschetto multicolore con gli elementi cromatici del rappresentativi del carretto tipiche nella sua concezione.
Il bianco, il blu, il verde, il giallo e il rosso, dividono i quadri chiamati “scacchi” che tingono gli spazi del deschetto dove sono contenuti le caldarroste tipiche palermitane sotto la protezione di una immagine di San Giuseppe o dalla Santa patrona Rosalia, rischiarati da una lucerna a gas o da una lampada alimentata da una accumulatore elettrico.
Tutto ciò serve a richiamare l’attenzione di quei avventori che non sanno rinunciare a semplici prelibatezze come l’umile castagna dalla buccia marrone, gli acheni commestibili di un riccio spinoso, rendendola protagonista di un momento particolare quale è il freddo che per Palermo e quasi un’utopia.
Impacchettati in un cartoccio “cuppitedda” ( “coppo” involucro cartaceo che anticamente serviva per racchiuderne i rifiuti di vario genere) l’avventore si sforzerà di portarli a casa, ma è tale la sua abitudine di mangiare per strada, che li scartoccia per assaporarli durante la consuetudine “passiata” festiva o giornaliera.
Mestiere del castagnaroPreparati con dovizia dal venditore che ne sceglie la qualità migliore, ne inciderà con un coltello la buccia trasversalmente affinché a contatto con il fuoco non scoppino, ma si aprirà e cuocerà l’interno lasciando la scorza da un alone argenteo dovuto alla evaporazione del sale immerso copiosamente dalla mano esperta del venditore “u’ castagnaru” durante la cottura nel fuoco ardente, attraverso il rudimentale pentolone.
Egli di tanto in tanto scuote questo artigianale recipiente di ferro cilindrico col fondo costellato di fessure realizzate con la saldatura di barrette di ferro di piccole dimensioni tali da non far passare le castagne, ma bensì il fuoco che le renderà abbrustoliti.
Questa particolare fornacella costruita appositamente dagli artigiani palermitani, da sempre si è potuta acquistare nella rinomata via calderai dove gli artefici del luogo fabbricano ispirandosi ad ideazione prettamente di natura musulmana, che tali popoli usano nei loro suk per abbrustolire determinati prodotti della terra.
Costituita essenzialmente da tre elementi, la prima è costituita dalla fornace, rudimento indispensabile, dove avviene la combustione con del carbone fossile (coke) ad alto potere calorifero dalla consistenza dura e porosa.
CaldarrosteLa seconda parte è composta da un lungo tubo in cui si produce il calore che si trasmetterà alla speciale casseruola ultimo degli elementi dove si arrostisce l’elemento desiderato.
Da questa corrispondenza, fuoco e castagna scaturisce la buonissima caldarrosta, aperta si intravede il suo interno biondo in un involucro argenteo.
Il castagno a fianco dell’ulivo è l’altro grande padre nel paesaggio siciliano.
Una produzione considerevole di questo prodotto che è la castagna ci perviene dalle zone del palermitano, e precisamente dalle Madonie: a Castelbuono, Pollina e Petralia Sottana in quest’ultimo paese nel mese di ottobre si svolge la sagra della castagna, durante la quale si consumano caldarroste, castagne bollite e lessate “pastigghi” e “cruzziteddi” (castagne secche).
Non sono di meno le località dei Nebrodi e dalle pendici dell’Etna dove vi sono grandi distese di castagneti, che compongono nientemeno che una vegetazione secolare, se non millenari.
In questi territori, un tempo infatti, il castagno e la cultura dei suoi frutti era fondamentale nell’alimentazione e nell’utilizzo del suo pregiato legname di cui si ricavavano ragguardevoli mobili di uso comune e rappresentativi per l’abitazione, ne sono un valido esempio di considerevoli stanze da letto e di importanti scrittoi per professionisti.
“A’ castagna” al femminile, per i palermitani è intesa sia la pianta (il castagno) che il frutto (la castagna), quest’ultima spogliata dal rivestimento e tolta la pellicina è fatta essiccare, quindi si trasforma in “cruzzitedda” è viene utilizzata per alcune caratteristiche minestre invernali, dove compaiono anche i legumi, non cotta e disseccata, comunemente si accompagna al famigerato “scaccio” dove sono presenti anche “calia e simienza”(ceci tostati e semi di zucca).
Una vera ghiottoneria anticamente era rappresentata dalla vendita degli “allessi” calde (caldallessa), un piccolo deschetto con un pentolone fumante, in un cuppittieddu’ di carta “oleata” venivano serviti un miscuglio di castagne secche, fichi e carrube lessate, inoltre gli avventori bevevano anche il brodo (u’bruoru dà allessi).
Frutto ovale con l’apice appuntito, dalle qualità eccezionali, per molto tempo se ne ricavò farina usata nella comune alimentazione per la gastronomia tipica siciliana, mantenendo un ruolo importante che con i tempi è stato soppiantato dalla mandorla.
I fiori di castagno fatti bollire venivano utilizzati dai contadini per tingere in nero i tessuti di manifattura domestica che chiamavano “drappu”.
In condizioni più recenti viene utilizzata per fare dolci o nella farmacologia, nella medicina popolare era un toccasana per curare l’acidità di stomaco difatti si consigliava di inghiottirla cruda, nella pasticceria moderna si usa per ricavarne gli squisiti “ marroni”.
Tale era la considerazione per questo semplice frutto che alcuni palermitani ai primi anni del novecento lo assunsero come simbolo per un movimento politico detto dei “castagnari”.
La castagna era effigiata nel muro perimetrale di una casa a Ballarò, l’odierna via Nunzio Nasi proprio per ricordare il loro sostenitore, da lì proviene il detto tipicamente palermitano: “manciati à castagna” cioè taci e agisci.
Questa affermazione era stata adottata dai suoi seguaci affinché tenessero la bocca chiusa, parlare poco e agire molto contro la tribolazione usata dal governo Giolitti, avversario di Nunzio Nasi.
Fervente difensore di quest’ultimo è attivista fondatore di questo movimento era il famigerato personaggio eclettico Ciccio Lupo famoso “gazzettiere”.

Gen 07

Durante le feste, estive e invernali che siano “U’ SIMINZARU” è protagonista dello street food !

Nella gastronomia rituale e di strada non manca mai con la sua bancarella, U SIMINZARU, ad onorare le grandi kermesse di festeggiamenti di Santi e Patroni, come non disdegna tutti quei avvenimenti civili che la società moderna a confezionato per l’aggregazione comune (tipo stadio, concerti ecc.).

La sua apoteosi è raggiunta con la presenza immancabile nel tradizionale trionfo che si organizza in occasione del Festino dove una copiosa presenza di palermitani si rivolgo a lui per poter “ammazzari u’Tempu” in attesa dei tramandati “buotti” (fuochi d’artificio) che con la testa in su verso il cielo e con la mano sinistra occupata da un “cartuoccu” di “calia e simienza” ossia “scacciu” (da schiacciare) come comunemente viene chiamata, che con la mano destra stretto tra l’indice e pollice sta un seme che con molta spontaneità sarà chiuso tra i denti che con un semplicissimo gesto farà uscire il suo contenuto e il suo involucro comunemente buttato a terra, lasciato a testimonianza della sua copiosa presenza.

All’occasione si consumano quintali di “calia e simienza” che sicuramente sarà accompagnata da una bella bevuta di vino o birra.

Sparsi con la loro bancarella ambulante tra la gente astante, i più organizzati occupano in pianta stabile momentanea, il Foro Italico, tra il marciapiede dove è presente palchetto della musica e l’incrocio con la via Lincoln.

La loro coloratissima bancarella, si fa per dire, esce da ogni schema comune, un grande apparato di tralicci, preparati in tempo utile, viene ricoperto scenograficamente da pannelli istoriati come quelli dei carretti con scene dei “Paladini di Francia” attorniati dai classici ornati dei principali sei colori senza gradazioni intermedie, senza chiaro scuro: rosso, giallo chiaro dorato e splendente per preparare il fondo, bianco, turchino, verde e nero.

In prevalenza domina il rosso e poi il turchino, il bianco e il verde, cosparse con tecnica ordinaria senza modellazione di sorta e solo qualche volta sottilmente filettate di nero che racchiudono le figurazioni.

Viene a formare una alta quinta (un proscenio) che ai piedi ospiterà il bancone vero e proprio dove scompartite e ammucchiate sono esposti i prodotti.

Impreziosirà il tutto la presenza di Bandierine tricolori, orifiamma, frange, cartoncini, festoni di carta d’ogni colore e stagnola luccicante, e ovunque, immancabile, troneggia l’effige iconografica della Santa nelle diverse immagini, ma non si disdegnano altri personaggi come: Napoleone a cavallo, Garibaldi o evocare scene dell’impresa garibaldina, o altri ancora secondo la fantasia del pittore, altri Santi partecipano a questa esposizione come: la Madonna del lume, Santa Rita e tanti altri ancora secondo la devozione del committente.

Immancabile la “calia” o ceci tostati, secondo la consuetudine palermitana, simienza con le sue varianti: con sale e senza o poco, come la preferiscono i clienti, noccioline americane (arachidi), nocciole tostate (nucciddi atturrati), pistacchi secchi e salati, castagne secche (cruzziteddi), carrube secche, favi atturrati (fave tostate) e i lupini tenuti a bagno nell’acqua salata in un recipiente di rame (quarara).

A rischiarare l’artistica bancarella il più delle volte e per la sera ci pensano le luci delle lampadine multicolori delle luminarie.
Tra la merce esposta “ à munzzieddi” come se fossero delle piramidi, spicca luccicante, come un fiore all’occhiello  la rudimentale “balanza” una bilancia con i piatti d’ottone lucidati al Sidol, che con un tocco magico peserà la merce richiesta.

Fino agli anni settanta la magnificenza di un “siminzaru” che organizzava la sua baracca era quella di “Santu ù miricanu” con un apparato da fare paura, tanto che i suoi colleghi per non sfigurare al suo cospetto si tenevano alla larga senza “armare” accanto a lui.

Oggi alcune baracche di questo genere sono ancora sontuose, ma la loro presenza si è limitata, anche perché, i “posti” in gergo, sono rari ad occuparsi.

Ogni anno in occasione del “Festino” in cui viene organizzato una specie di concorso che premia la migliore bancarella, l’unico ad predisporsi per quanto riguarda la bancarella “du siminzaru” è il signor Giuseppe Accomando che regolarmente vince il primo premio.

Resistono i carrettini ambulanti trascinati a mano o le motoape, si ritrovano per le strade, alcuni hanno il “posto” fisso in determinati quartieri altri girano soprattutto in particolari giorni d’aria di festa, poiché è parte integrante del tempo libero e delle rappresentazioni religiose.

Con le ruote gommate, apparati con palloncini e bandierine di carta colorata e piccole istorature tinteggiate, immancabilmente è presente la figura di un Santo o della Madonna o il Sacro cuore di Gesù, posti a protezione di un cospicuo guadagno.

Sul tavoliere diviso a scomparti si troverà la “calia e simenza” e altri prodotti assimili, il seme di zucca salato e tostato è di tipo industriale, si perché la concorrenza è arrivata pure in questo settore, ormai viene venduta dalle aziende già confezionata nei supermercati, minacciando di far scomparire questa figura e mestiere.

Una volta la produzione di “simienza” si lavorava al “naturale”, i semi di zucca rossa che si raccoglievano nelle campagne dopo che si erano vendute le zucche per la confettura si stendevano al sole “no chianu”, in città luoghi preposti per questo genere di lavoro erano “ù chianu da Marina”, quello di Santu Nofriu o quello dell’Ammaciuni (alla Magione).

Alla sua stesura si procedeva nella scopata del marciapiede individuato, si spargeva e si rimestava con una pala di tanto in tanto, alla sera si ritirava e si poneva in sacchi di “juta”.

Dopo diversi giorni, dall’esposizione al sole, si raccoglieva e si salava con sale fino per produrre un tipo “salato”, quella senza sale (“grevia”), andava dopo l’asciugatura, riversata in commercio in sacchetti caratteristici.

Il suo binomio è la “calia” da cui deriva il sostantivo “caliari” abbrustolire, pratica ebrea di torrefare, ovvero da calore alcune pietanze tipo il pane, in questo caso i ceci, molto cari ai francesi, acquistati dai grossisti già secchi, al siminzaru non resta che tostarli.

Con il termine “calia” i palermitani quando debbono dare dell’ignorante ad una persona lo abbreviano dicendoci “gnuranti comi à calia”.

Per preparare la sua tostatura è necessario che si fornisca di un grosso pentolone “ù caliaturi” recipiente adatto per abbrustolire, dove vengono inserite sabbia e sale, il fuoco procurerà a riscaldare questo miscuglio e, quando è abbastanza caldo, vengono introdotti i ceci che il siminzaru provvederà alla “caliatura” con continui rimescolamenti finché si creerà una patina bianca sul cece e, tutto sarà pronto.

Nello stesso modo vengono preparate le fave abbrustolite “caliate”, alla fine si aggiungeva dell’olio d’oliva per dagli lucentezza.

Questo genere di merce è stata eliminata per via della loro sodezza, in quanto qualcuno si preoccupava per i denti, alcuni ancora li tengono solo per il piacere di non fare perdere la tradizione.

Nei tempi antichi, il venditore di semi tostati gridava (abbanniava) “simienza”, era l’unico passatempo che i ragazzi gradivano “all’opra” (il teatrino dei pupi) tra una scena e l’altra, giravano con delle ceste di vimini divisa in quattro scompartimenti e con tanto di manici, accompagnati da un ragazzo, “u picciutteddu” che si destreggiava tra la folla per accontentare gli avventori o per strada esaltavano la loro merce con una esuberante illustrazione: “caura è, caura ci l’aiu”, i viandanti al suo richiamo si sentivano attratti e facilmente acquistavano.

Nei giorni di festa o per il “festino di Santa Rosalia”, come riferisce il Pitrè, si trasformava in una specie di modello di barca o vapore con tanto di vele, bandierine e bubbole di carta colorata.

Cose di altri tempi che fanno piacere ricordare, ma la cosa che più dispiace che questo vecchio passatempo sta per scomparire, ma no nei sentimenti di noi palermitani.

Dic 15

Le stigghiola e lo stigghiolaro: segnali di fumo in città !

stiggh3Un denso fumo che si eleva da una griglia, un odore piccante e stregante, richiama i frequentatori di uno strano individuo “ù stigghiularu”, li ad armeggiare con una bottiglia che cosparge acqua per attenuare il fuoco, uno spiedino ha qualcosa infilzato a mò di serpente è la “stigghiola”, interiora di vitello intrecciate con cipolla scalogno che li rendono uniti e li profumano.

La loro cottura è un’arte, esse non devono perdere il preziosissimo grasso interno che il fuoco fonde e lo rende cremoso, e non debbono essere bruciate, l’abbrustolimento deve essere dolce e lento.

Alla fine staccata dallo spiedo con maestria verrà tagliata a pezzi è gustata con una manciata di sale e limone in abbondanza, e messa in un piattino di alluminio.

Quella di cucinare alla brace per i palermitani è una grande passione, e la grigliata appartiene ai giorni di festa che casualmente si presentano con il periodo della primavera e con le belle giornate all’aria aperta, la stigghiola è un avvezzo per non perdere questo piacere.

Le stesse interiora di vitello, pulite con acqua e sale, tagliate a pezzi e messi a bollire in pentola, appartengono alla famiglia della ”quarume” o caldume che, servite calde e brodose, danno un piacevole ristoro. Ma questa è un’altra storia !

Dove trovare lo “stigghiolaro” a Palermo ?

Esistono luoghi simbolo in città dove i deschetti con gli avventori sono richiamati dalla densa colonna di fumo che la brace provoca imitando le nebbie più intense… ma densamente profumate !

In centro storico si può trovare facilmente nei mercati della Vucciria proprio di fronte la discesa Caracciolo e a Ballarò  in Via Chiappara al Carmine nei pressi dell’Arco di Cutò che interseca la Via Maqueda all’altezza di Via Torino.

Fuori città ambulanti più o meno abusivi si collocano lungo le strade più frequentate dagli automobilisti a volte intasando intere zone per l’intensità del fumo e delle auto parcheggiate nei pressi. I più “famosi” a Palermo sono siti nei pressi di Villa Adriana, in Viale Strasburgo nella zona nord della città, nello svincolo di Via Ernesto Basile sulla Circonvallazione, e nella Via Ernesto Basile zona cittadella universitaria. Noi consigliamo di gustare questo “pezzo forte” in tutti i sensi della gastronomia di strada palermitana nei deschetti siti al centro storico.

Nelle foto il punto vendita di Piazza Caracciolo alla Vucciria.

Date sempre un’occhiata alla nostra mappa interattiva dello street food a Palermo.

Dic 15

Programma dello Street Food Fest 2016 a Palermo dal 15 al 18 dicembre

cropped-cropped-topstreet-1.jpgPROGRAMMA PALERMO STREET FOOD FEST

15-18 dicembre 2016

LEARN AND TASTE Convegni con degustazioni alla scoperta del cibo di strada worldwide

SPAZIO GOURMET cooking show e wine tasting con chef stellati e le loro personali interpretazioni del cibo di strada a cura di Cronache di Gusto

GIOVEDì 15 DICEMBRE 2016

18.00 Via Roma

(ingresso corso Vittorio Emanuele)

OPENING

 SFF village

  • Leoluca Orlando Sindaco di Palermo
  • Totò Orlando Presidente del Consiglio Comunale
  • Giovanna Marano – Assessore alle Attività Produttive del Comune di Palermo
  • Mariella Lo Bello – Assessore alle Attività Produttive della Regione Sicilia
 
18.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Francesco Piparo (ristorante Sicilò-Palermo)- Mattanza: pasta fritta da passeggio

 

 
19.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna LEARN AND TASTE

Cibo di strada e promozione dei prodotti del territorio, le occasioni per la città

  • Antonello Cracolici – Assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia
  • Giovanna Marano – Assessore alle Attività Produttive del Comune di Palermo
  • Mario Attinasi – Confesercenti
  • Paolo Inglese – Scienze e Tecnologie Agrarie, Unipa
  • Bartolo Fazio – Fiera della Biodiversità Alimentare
  • Patrizia Di Dio – Confcommercio

 

Presenta:  Nino Aiello – Gambero Rosso

 

 

 

 
20.30 Palco 1 Concerto Giulia Catuogno, pianista  
20.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Giulio Sorrentino – chef (porchetta di capone)

 

 
21.30 Palco 1 Concerto Piccola Orchestra Malarazza  
21.30 Palco 2 Concerto MATRIMIA!  
22.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Salvatore Campagna (ristorante Secondo Tempo- Termini Imerese) (Non chiamatemi panella solo solo una pastella…incontro di panelle e fish & chips)  

 

VENERDI 16 DICEMBRE 2016

18.00   Apertura SFF village    
18.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Giuseppe Costa – (ristorante il Bavaglino) (sfinci-one cremoso)  
19.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna LEARN AND TASTE

 Il cibo di strada nel tempo e nello spazio

 

  • Gaetano Basile – Storico
  • Luciana Polliotti – Storica del gelato
  • Nicola Farruggio – Federalberghi Palermo
  • Mario Attinasi – Confesercenti
  • Antonella Italia – ITIMED Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo,
  • Mario Indovina  – Fiduciario Slow Food Sicilia
  • Silvio Buscemi – Unipa
  • Silvia Donnini – Ti Guido

 

Presenta: Niccolò Vecchia – Identità Golose

 
20.30 Palco 1 Concerto Agnese Drago  
21.00 Palco 2 Concerto I MURRA  
20.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Tommaso Stancampiano (ristorante Locanda del Gusto- Palermo) – Cornetto croccante alla “villanella”  
21.30 Palco 1 Spettacolo Giovanni Cangialosi – comico  
22.00 Spazio Gourmet PiazzaSant’Anna Cooking show e  wine tasting Alberto Rizzo (ristorante Osteria dei Vespri) Il polpo tra la strada e la tavola  
22.30 Palco 2 Concerto Matrioske  

 

SABATO 17 DICEMBRE 2016

11.00   Apertura SFF village    
11.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna LEARN AND TASTE

Presentazione Editoriale IDIMED

Dieta Mediterranea Siciliana & Street Food

·             Bartolo Fazio, Consigliere Delegato Idimed

·             Anna Geraci, Biologa

·             Ildegarda Campisi, Nutrizionista

·             Giacinto Di Bernardo, Esperto di Comunicazione, Comitato esperti Idimed

·             Graziano Barbanti, Agronomo,

·             Pietro Pupillo, Docente P.Piazza e referente Associazione APCPPA

·             Francesca Cerami, Direttore Idimed

·             Francesco Sottile Vice Presidente Slow Food Sicilia

·             Biagio Agostara Oncologo

 

 
12.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Carmelo Trentacosti (Cuvée du Jour Grand Hotel Villa Igiea – Palermo) – muffuletto palermitano

 

 
13.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Premiazione “Arancina day” a cura di Cronache di Gusto  
16.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna LEARN AND TASTE

Street food, dal territorio all’internazionalizzazione

·             Mariella Lo Bello – Assessore alle Attività Produttive della Regione Sicilia

·             Giovanna Marano – Assessore alle Attività Produttive del Comune di Palermo

·             Mario Attinasi – Confesercenti

·             Giovanni Casamento – CNA

·             Alessandro Albanese – Confindustria

·             Maurizio Pucceri – Casartigiani

 

Presenta: Clara Mennella – vice direttore Italia A Tavola

 

 
18.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Carmelo Floridia e Stefano Alfano – (Casa CioMod Gurmé – Modica)- trippa & Baccalà in vasocottura-

 

 

 
20.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Wine Tasting

Perricone, alla scoperta di un grande vino poco conosciuto

Nino Aiello – Gambero Rosso  
21.00 Palco 1 Concerto I Roxy  
21.30 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Tavola Rotonda con Influencer

Cibo di strada e convivialità

AWARD

Il miglior street food 2016

  • Manuela Zanni (Saggi e Assaggi)
  • Elena Nasta (La celiaca pasticciona)
  • Mimma Sangiorgio (Naturalmente buono)

 

Con la partecipazione di Luciana Polliotti, giornalista e storica

 

presenta: Ornella Gialla Daricello – Gialla tra i fornelli

 
22.00 Palco 2 Concerto Babilon on suite  
22.00 Spazio Gourmet – Piazza Sant’Anna Cooking show e  wine tasting Dario Di Liberto – (ristorante Tocco- Ragusa) (sarda a beccaRiso)

 

 

 

DOMENICA 18 DICEMBRE 2016

11.00   Apertura SFF village    
12.00 Spazio Gourmet Cooking show e  wine tasting Marco Baglieri (ristorante Crocifisso-Noto)  – (pane panelle e gambero rosso di Mazara)  
16.30 Spazio Gourmet LEARN AND TASTE

Focus Tematico –  identità, cibo, salute & street Food

 (biodiversità alimentare e tecniche di lavorazione)

·         Dario Cartabellotta Direttore Dipartimento Pesca Mediterranea, Regione Siciliana

·         Tiziano Caruso Presidente Distretto Agro Bio Pesca, Università degli

·         Rosario Schicchi Botanico, Ordinario dell

·         Adele Traina Nutrizionista, Comitato Esperti Idimed

·         Giuseppe Di Miceli Agronomo, Direttore della Fondazione Lima Mancuso, Unipa

·         Giuseppe Russo Dirigente Consorzio G.

·         Giacomo Perna Presidente Associazione Provinciale Cuochi

·         Francesca Cerami Direttore Istituto della Dieta Mediterranea

 

 
18.00 Spazio Gourmet Cooking show e  wine tasting Patrizia Di Benedetto – (Perciasacchi sandwich fish burger) (Bye Bye Blues – Mondello – Palermo)  
19.30 Spazio Gourmet LEARN AND TASTE

Un viaggio alla scoperta di cibi e tradizioni

•          Maurizio Pucceri – Casartigiani

•          Nunzio Reina, Confartigianato

•          Mario Attinasi – Confesercenti

•          Giulia Monteleone di WineInSicily

•          Laura Crescimanno Travel journalist

•          Gaetano Basile storico

 

Presenta: Fabrizio Carrera Cronache di Gusto

 

 
20.00 Palco 1 Concerto Bub’s band  
21.00 Palco 2 Concerto Tre Terzi  
21.00 Spazio Gourmet Cooking show e  wine tasting Filippo La Mantia (ristorante Filippo La Mantia ristorante, Milano) – (macco di fave con le uova sode)  
21.30 Palco 1 Concerto ChiaramenteTrio  
22.30 Spazio Gourmet AWARD

Il meglio del cibo da strada secondo il pubblico

 

 

 

APPUNTAMENTI QUOTIDIANI

Ore 15.00 Piazza Sant’Anna (partenza) Tour della Palermo Arabo Normanna a cura di Itimed

 

–              15 e 16 dicembre Ore 18,30

–              17 e 18 dicembre Ore 11,30

Raduno  Chiesa S. Maria della Pietà angolo Via Alloro Via Torremuzza

1. “Dalla strada alla carrozza” – passeggiata fra i vicoli attorno a via Alloro, vicolo della Neve sino alla Cappella dei Cocchieri

 

–              15 e 16 dicembre Ore 18,30

–              17 e 18 dicembre Ore 11,30

Raduno Chiesa S. Cristina La Vetere – II trav. a dx Via Matteo Bonello2

Il cibo dei viandanti e dei pellegrini medievali”- itinerario che attraversa i siti Unesco e giunge alla chiesa normanna  di S. Cristina La Vetere nel Cortile dei Pellegrini

 

–              17 e 18 dicembre Ore 19,00

Raduno Piazza dei Vespri- desk Itimed

3. ” In cammino sui sapori da strada”-  Tasting tour con tasca porta calice Itimed

 
Ore 19.00 Piazza Massimo Passeggiate Dal Sig. Massimo alla Signora Anna a cura di Streatpalermo    
– 18.00

 

PSFF Village Siciliando in Food…Street Festival”    
19.00 – 21.00 PSFF Village Street Food Game a cura di Sikuleat    
Giov e Ven ore 18.30

Sab ore 17.30 Dom ore 12.00

 

PSFF village Esibizione di Capoeira – Associacao Cultural Nacao Capoeira

 

 
Sab e Dom 18.00 PSFF village Milonga Tango argentino ­Primera Escuela de Tango Argentino, Maestro Diego Calarco

 

 
Ore 17.00 – 21.00

 

PSFF village Intrattenimento con artisti di strada

 

 
Ore 17.00 – 22.00 PSFF village Divertiamoci insieme spazio giochi per bambini a cura di PalermoBabyPlanner e KidsInSicily

 

Giovedì 15 dicembre dalle 18 alle 20

Angela di Blasi con il suo Cuci Street Food, un laboratorio di cucito per creare pietanze di stoffa.

Venerdì 16 dicembre dalle 18 alle 20

La fabbrica del Natale, laboratorio di riuso creativo a cura di So Kult

Sabato 17 e Domenica 18 dalle 10 alle 20

Coltiviamo il Natale.

Laboratorio di OrtiCultura creativa e Un Natale da piantare.

Laboratorio per la realizzazione di palline di Natale per coltivare la città. A cura di Orto Capovolto

sabato e domenica alle ore 11.30
Sketch tour, visite guidate con disegni, in collaborazione con kidsinsicily

 
Ore 16.00 – 1.00 PSFF village Shopping in centro  – notte bianca a cura delle Associazioni di Categoria    
17.00 – 20.00 PSFF village Alla scoperta del Cibo di Strada con Unipa
  • Studenti del Corso in Scienze e Tecnologie Agrarie di Unipa coordinati dal Professore Nicola Francesca
  • Gaetano Basile – storico
 
Giovedì 17.30 – 19.30

Venerdì – Domenica

20.00 – 23.00

Piazza Sant’Anna Diretta radio e live streaming a cura di Radio Action

 

   

Dic 15

Palazzo delle Aquile: Presentato lo Street Food Fest

Si è svolta giorno 13 scorso a Palazzo delle Aquile la conferenza stampa di presentazione del Street Food Fest, percorso gastronomico che si snoderà lungo via Roma, dalla Stazione centrale a corso Vittorio Emanuele e Piazza Sant’Anna.

La manifestazione, voluta dal Comune di Palermo – assessorato alle Attività Produttive – è stata organizzata da AdMeridiem con il patrocino dell’Università degli studi di Palermo e il corso di Studi in Scienze e Tecnologie Agrarie, Confindustria, Confesercenti, Federalberghi, Confartigianato, CNA, LegaCoop, Casa Artigiani, Libera Terra, ITIMED Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo, IDIMED Istituto per la Promozione e Valorizzazione della Dieta Mediterranea.

All’incontro con i giornalisti erano presenti, tra gli altri, il sindaco Leoluca Orlando, il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, gli assessori alle Attività produttive e alla Mobilità, Giovanna Marano e Giusto Catania, il direttore tecnico di produzione, Francesco Lollo e Mario Attinasi, presidente di Confesercenti Palermo.

“Questa – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – è la conferma di Palermo capitale mondiale dello street food. Noi vogliamo vivere questa nuova esperienza collegando le nostre radici e la nostra identità a una visione di internazionalizzazione della nostra città e i palermitani scoprono giorno dopo giorno che il modo migliore per essere internazionali è di restare noi stessi. La manifestazione è anche un modo per tornare a godere le vie, le piazze e i monumenti della nostra città e serirà a rianimare ancora di più il centro  storico che finalmente torma luogo di attenzione dei palermitani e dei turisti dopo anni di abbandono. Ecco perché ci aspettiamo una larghissima partecipazione e per questo abbiamo previsto un sistema tariffario assolutamente scontato per l’accesso e la circolazione gratuita nell’area del cento storico convinti che Palermo è una città in cammino e lo street food ci ricorda che se non cammini a piedi non si mangia il cibo di strada”

“Voglio ringraziare l’assessorato alle Attività produttive e alle organizzazioni che hanno reso possibile questa manifestazione – ha sottolineato il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando – che conferma sul campo le grandi eccellenze palermitane di questo storico settore che oggi è impreziosito anche da una visione organizzativa, amministrativa e di valorizzazione. Noi vogliamo che lo street food non sia più l’idea di cibo povero ma fonte di ricchezza, di nuove opportunità di lavoro e un modo per far apprezzare di più il centro storico”.

Il ticket d’ingresso per la manifestazione avrà un costo di 6,50 euro e darà diritto a tre degustazioni: uno street food salato, un dolce e una bevanda.

Sarà applicato uno sconto di 50 centesimi per chi acquisterà la prevendita on line (www.palermostreetfoodfest.it‎).

Previsti sconti speciali per chi raggiungerà il villaggio gastronomico con i mezzi Amat e Trenitalia.

Chi si sposterà in treno per recarsi alla Stazione Centrale nei giorni dell’evento avrà diritto allo sconto di 1 euro sul ticket se viaggia all’interno dell’area metropolitana, di 1,5 euro se proveniente da fuori Palermo. Sarà prevista una riduzione sul biglietto anche per chi sceglie i mezzi Amat.

Inoltre l’azienda municipalizzata garantirà un prolungamento degli orari di servizio. La linea 1 del tram e le linee bus 101 e 102 effettueranno l’ultima corsa alle 24. Per i quattro giorni, a partire da un’ora prima dell’inizio della manifestazione, il biglietto obliterato all’andata sulle tre linee sarà valido anche per il ritorno.

Saranno a disposizione due navette gratuite. Una condurrà i visitatori del villaggio dal parcheggio Basile alla stazione centrale, un’altra attraverserà invece il centro storico. Prevista qualche variazione di percorso per la linea 101 che in via Roma, all’altezza di corso Vittorio Emanuele, girerà da via Maqueda per giungere alla stazione e ritornerà poi via mare.

Chi non può lasciare a casa l’auto potrà invece usufruire, fino alle 24, del parcheggio di Piazza Giulio Cesare. Per ottenere la riduzione per l’ingresso al villaggio basterà acquistare il ticket dai nostri rivenditori autorizzati sui mezzi Amat o presentare il biglietto Amat o Trenitalia – regolarmente obliterato – alla cassa veloce situata all’inizio del percorso.